Cristiano Chesi

Inferenze strutturali
Analisi sull'uso degli elementi funzionali
nelle produzioni verbali dei bambini sordi

di Cristiano Chesi
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chesi 2006 - il linguaggio verbale non standard dei bambini sordi - copertina

IL LINGUAGGIO VERBALE NON-STANDARD DEI BAMBINI SORDI.
Prefazione del Prof. Luigi Rizzi.
Ediz. Univ. Romane. 2006

 

Obiettivo

l'obiettivo di questo lavoro sarà indagare sulla logica che determina l'uso di forme non-standard nel linguaggio verbale dei bambini sordi, attraverso l'integrazione degli studi fatti in precedenza con l'analisi di un corpus appositamente raccolto per questa tesi, completato da una serie di esperimenti specifici di ripetizione e giudizi di grammaticalità.

In particolare si analizzeranno le possibili (a)simmetrie tra produzioni orali e scritte e tra configurazioni sintattiche diverse in cui le espressioni atipiche occorrono, in modo da definire, ove possibile, pattern strutturali tipici e formulare ipotesi interpretative.

Quadro teorico

L'interesse per lo studio del linguaggio verbale dei non udenti deriva dal fatto che queste persone, come non molti sanno, presentano spesso problemi quando scrivono, leggono e parlano. Le difficoltà sembrano sussistere solo con il linguaggio verbale, che normalmente utilizza la modalità fono-acustica, e non con il linguaggio dei segni che si sviluppa invece naturalmente utilizzando il canale visivo-gestuale e rispettando le stesse fasi che attraversano i bambini udenti durante l'acquisizione del linguaggio verbale.

Spesso accade, però, che un bambino sordo, per vari motivi, non sia immerso in un ambiente che gli permetta di acquisire la lingua dei segni e si ritrovi a dover imparare la lingua verbale “tradotta” in altre modalità a lui sensorialmente accessibili (scrittura, Italiano Segnato Esatto, lettura labiale).

Un aspetto molto interessante che va sottolineato è che né la conoscenza della Lingua Italiana dei Segni né il metodo di educazione linguistica utilizzato (oralista, bimodale o bilinguistico) sembrano influire univocamente sul tipo di produzioni: spesso gli stessi tipi di “errori” sono commessi da sordi con storie di vita estremamente diverse da questo punto di vista.

La parola “errori” è stata volutamente evidenziata perché non rende giustizia a queste forme non standard che in realtà forniscono l'eccezionale opportunità di studiare lo sviluppo del linguaggio in una condizione di acquisizione anomala come quella in assenza di udito.

Principalmente due sono le proprietà che caratterizzano la condizione dei bambini sordi:

- la possibilità di accedere ad un input linguistico impoverito quantitativamente e qualitativamente

- l'impossibilità di trattamento naturale dell'informazione fonologica segmentale (proprietà fonetiche, fonotattiche ecc.) e, soprattutto, soprasegmentale (prosodia, ritmo, accentuazione ecc.).

Contrariamente, ad esempio, a quanto avviene con i bambini SLI (Specific Language Impairment) la predisposizione genetica, e quindi il supporto naturale allo sviluppo linguistico, è perfettamente integro nei bambini sordi (come appunto dimostra la capacit di acquisizione del linguaggio dei segni). Queste produzioni “anomale” costituiscono quindi un interessante banco di prova per le teorie linguistiche generative che postulano l'acquisizione del linguaggio come un fenomeno reso possibile dall'interazione tra un meccanismo biologico innato (LAD, Language Acquisition Device, Chomky 1959, Pinker 1984, 94 tra gli altri) ed un input linguistico sufficiente a fissare i parametri e fornire gli elementi lessicali propri di una lingua piuttosto che di un'altra (seguendo l'ipotesi della teoria dei Principi e dei Parametri proposta da Chomsky nel 1981).

Le restrizioni imposte a questo input affinché il “meccanismo di acquisizione linguistica” espleti le sue piene funzioni, sono di ordine temporale (i dati linguistici primari devono essere a disposizione del bambino entro il periodo critico, che pi o meno coincide con l'adolescenza), ma anche di natura qualitativa: varie ipotesi mostrano l'importanza delle informazioni prosodiche quali indizi fondamentali per la segmentazione del flusso fonico in parole e successivamente in sintagmi strutturali, delle informazioni semantiche che permettono di sfruttare dei principi di categorizzazione innati per assegnare etichette agli oggetti e delle informazioni pragmatiche che permettono al bambino di associare il significante al significato in un particolare contesto di riferimento.

La ricerca linguistica ed in particolare le recenti evoluzioni del Programma Minimalista (Chomsky 1995, 98, 99, Chierchia, Guasti,Gualmini 2000, Marinis 2000 tra gli altri), forniscono degli strumenti interessanti per investigare sulle propriet strutturali degli oggetti linguistici in gioco.

Gli aspetti del linguaggio analizzati

Il ritardo linguistico dei bambini sordi è evidente sia in fase di produzione, dove vari elementi del parlato vengono omessi, aggiunti o sostituiti, che in fase di comprensione, in cui varie strutture vengono interpretate prescindendo dalla precisa informazione grammaticale che veicolano.

Vari studi hanno identificato come fonte principale di questi problemi la non padronanza degli elementi detti funzionali (Volterra, Bates 1987, Franchi 1997, Radelli 1998, Fabbretti 1998), quali articoli, flessioni verbali, complementatori ecc. che non hanno contenuto argomentale e che si oppongono naturalmente agli elementi lessicali come nomi e verbi che invece forniscono il contenuto semantico fondamentale.

Le proprietà degli elementi funzionali sono molteplici e fondamentali (Belletti, Rizzi 1996):

- determinano la complessa struttura di relazioni e di geometrie tra gli elementi linguistici in gioco;

- fungono da modificatori del significato delle componenti lessicali in vario modo (assegnando ai nomi proprietà di (in)definitezza, al verbo specificazioni temporali e numerali, determinando la relazione tra frasi subordinate ecc.);

- sembrano infine essere soggetti ad una variazione inter-linguistica e per questo probabilmente sono oggetto di parametrizzazione.

Ma anche gli elementi lessicali sembrano poter esprimere tratti e preferenze riguardo alle (a)simmetrie funzionali che si giocano intorno a questi elementi: attraverso le propriet di sottocategorizzazione certi elementi lessicali esprimono precise selezioni morfologiche e strutturali.

L'idea portata avanti in questo lavoro è che parte dei parametri possa essere fissata sulla base di sottocategorizzazioni lessicali (come suggerito da Chierchia 1998 con il Nominal Mapping Parameter) che permettono di legittimare l'assenza degli elementi funzionali in precisi contesti configurazionali, senza necessariamente impoverire il contenuto linguistico veicolato.

Prove per questa ipotesi sono da ricercarsi sia nella variazione cross-linguistica (ad esempio in giapponese non esistono gli articoli n esiste la morfologia per esprimere l'opposizione singolare/plurale, ma non per questo questi tratti rimangono sottospecificati), che nel processo di acquisizione del linguaggio: i bambini talvolta non usano gli articoli, ma la conclusione che non sappiano distinguere tra referenza nominale definita o indefinita non sembra affatto ovvia.

La struttura della tesi

Questo lavoro è organizzato in tre sezioni fondamentali:

1 - nella prima parte si introdurrà il quadro teorico adottato per render conto del processo di acquisizione linguistica, cercando di giustificare cognitivamente le varie ipotesi considerate; sempre in questa sezione si analizzerà il normale iter che segue il bambino normodotato prima di arrivare ad un uso adulto del linguaggio e si cercherà di mostrare come varie teorie tentino di render conto di queste produzioni che sembrano differire in vario modo da quelle adulte. Sarà a questo proposito evidenziato come fondamentalmente esse si differenzino per un'idea di fondo continuativa (il sistema linguistico di cui dispone il bambino essenzialmente lo stesso di quello dell'adulto, salvo la conoscenza di certe proprietà lessicali), o maturazionale (il sistema linguistico subisce una qualche evoluzione proprio come in natura è possibile che un girino si trasformi in rana).

Verr infine mostrato come questo processo naturale, possa risultare invece completamente innaturale se sussistono condizioni cognitive (deficit specifici, afasie ecc.), sensoriali (sordit) o sociali (isolamento, autismo ecc.) precise.

2 - Nella seconda parte, dopo un'analisi degli studi precedenti fatti sul linguaggio verbale dei sordi e dopo una serie di considerazioni teoriche sul tipo di dati da esaminare, si passerà ad un'indagine, prima quantitativa poi qualitativa, delle produzioni raccolte analizzando tredici bambini sordi.

L'obiettivo di questa indagine sarà quello di rilevare le eventuali asimmetrie strutturali con cui si configurano le forme non standard prodotte, in modo da evidenziare, ove possibile, dei pattern tipici e quindi facilitare l'indagine teorica sulle ipotesi interpretative di questi fenomeni.

Si cercherà continuamente di rapportare i risultati evidenziati con quelli ricavati da altri studi sui bambini udenti e sui bambini SLI, in modo da mostrare la specificità del problema trattato.

3 - L'ultimo capitolo tratterà ipotesi specifiche di strutturazione del Sintagma Determinante (DP, Determiner Phrase) in relazione ai tratti che esprime e ai livelli funzionali di cui sembra essere composto. E' in questa categoria che infatti si collocano gran parte degli errori funzionali commessi dai sordi.

La bassa frequenza nelle produzioni spontanee scritte e orali di elementi funzionali determinanti e delle configurazioni necessarie per inferire adeguatamente la struttura impiegata, ha richiesto la messa a punto di una serie di test specifici (esercizi di ripetizione, test di grammaticalit) necessari per elicitare dei contesti ed isolare delle variabili per verificare il ruolo che esse giocano nella lingua verbale dei sordi.

La conclusione a cui questo lavoro permette di giungere che, da molti punti di vista, si presentano delle prove per ipotizzare che la struttura del linguaggio verbale dei bambini sordi rispetti gli stessi principi biologicamente a disposizione dei bambini udenti.

Inoltre benché certi elementi della morfologia funzionale non siano acquisiti per la povertà dell'input ricevuto, le soluzioni strutturali adottate sembrano plausibili nell'ambito delle opzioni consentite dalla Grammatica Universale.

 

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utlimo aggiornamento: 4 Novembre 2006

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